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[La scelta dei caratteri - Types choice]

Il designer, ma anche il fruitore comune, spesso prova difficoltà a decidersi a favore dell’uno o dell’altro carattere: se usare, ad esempio, un lineare piuttosto che un graziato. Comunque, orientati i gusti e le preferenze personali, la scelta deve cadere sul carattere leggibile, qualunque sia il tema e il più coerente con il significato che deve comunicare.
Il termine carattere indica il singolo componente di matrice per la stampa dell’alfabeto base che, usato in combinazione permette, di creare parole e testi.
Nella sua evoluzione storica, può essere fatto di legno, di lega metallica, impresso su pellicola o digitalizzato.
I caratteri tipografici sono migliaia e non sono intercambiabili. Ciascuno infatti è stato creato con un preciso scopo: alcuni per essere facilmente leggibili, altri per essere usati nelle applicazioni industriali, altri ancora per ottenere personalità o enfasi. Il carattere, innegabilmente, è legato agli stili architettonici che si sono andati formando nei secoli: e conoscere la trasformazione della lettera equivale, perciò, a conoscere l’ambiente in cui si è formata nelle successive ère.

[Historical Type]

Se analizziamo l’uso dei caratteri nella grafica editoriale, per esempio, è facile constatare lo stridio tra contenuto e forma, quando il fruitore opera senza consapevolezza storica.
È comunque utile per il fruitore avere una base nello stabilire il più adatto accostamento di due caratteri diversi, come per l’uso di uno specifico carattere.

Questi non sono caratteri tipografici ma solo da utilizzare per video, media e web: Arial, Verdana, Trebuchet, Tahoma, Georgia, Chicago
Oltre per la grafica editoriale e paraeditoriale l’importanza della scelta dei corpi incide anche sulla lettura a schermo che è più faticosa e la fatica aumenta quando i caratteri sono molto piccoli.
Per esigenze d’impaginazione si tende spesso ad impostare con i fogli di stile caratteri molto piccoli, a 8-10 pixel (per le grandezze non si parlerà più di corpi ma di pixel), specie quando il layout grafico prevede la disposizione dei contenuti su tre o quattro colonne.
Impostazioni di questo genere non sarebbero di per sé discriminanti se non ci fossero alcuni ostacoli critici. Il primo ostacolo è che molti utenti non conoscono adeguatamente le funzionalità del proprio browser e probabilmente non sanno che possono sfruttare lo zoom per ingrandire o rimpicciolire il testo. Fin qui è sufficiente un minimo d’informazione. La maggior parte dei browser permette di modificare la dimensione dei caratteri, in caso di necessità con comandi facilmente accessibili nella barra dei menu. Le impostazioni di Internet Explorer®, permettono questo controllo in modo più restrittivo e meno elastico rispetto ad altri browser.
La maggiore difficoltà della lettura a monitor (circa il 25% più lenta che su carta) data dalla minor risoluzione rispetto alla carta, dell’emissione luminosa dei video (più affaticante della carta) e dell’innaturale posizione nella quale ci si trova ad affrontare l’atto della lettura su monitor, ha posto a designer e progettisti la necessità di trovare dei modi che potessero bilanciare queste difficoltà.
Il primo risultato è stato quello di preferire caratteri senza grazie, il secondo nella nascita degli screen-font atti a sfruttare al meglio la tecnologia a pixel. Già il sistema operativo Macintosh utilizzava da tempo per i messaggi di sistema un font lineare particolare, il «Chicago», dall’aspetto tozzo e lineare, con poche linee oblique, facile da leggere anche a risoluzioni piuttosto basse.
L’«Arial» è un carattere, certamente somigliante all'Helvetica ma più delle volte scambiato e utilizzato in sostituzione ad esso, progettato nel 1982 da Robin Nicholas e Patricia Saunders per la Monotype Design Staff come font di sistema operativo per la Microsoft e molto erroneamente utilizzato in tipografia e per l’immagine coordinata. (Più informazioni sullo scorretto utilizzo dell’Arial)
Esempi di font video, studiati unicamente per questo utilizzo e pertanto fortemente sconsigliato nella stampa tradizionale sono il «Verdana» (1994), il «Tahoma» (2000) e il graziato «Georgia» (2000) disegnati dal type-designer Matthew Carter il quale, basandosi su lunghi studi ed esperimenti, ha identificato alcuni parametri che gli hanno consentito di progettare i cosiddetti screen-font per Microsoft. Altro screen-font lineare molto utilizzato nel web design è il «Trebuchet» progettato da Vincent Connare nel 1996.


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